marzo 2007


A nostra immagine
L’idea di un Dio che si prende la briga di farci a sua immagine mi è sempre sembrata strana. Come possiamo noi, così limitati, così pieni di contraddizioni, essere in qualche modo ‘simili’ ad un essere che per definizione è perfetto, onniscente, onnipotente, innato, immortale?
Di fronte ad un tale palese paradosso i teologi si sono sbizzarriti: con sofismi raffinati sono riusciti a nasconderlo e a girarci attorno fin quasi a capovolgerlo.
Ma puo’ una visione antropologica delle religioni risolvere davvero il paradosso?

Me lo sono chiesto recentemente mentre leggevo dei saggi molto interessanti. In effetti una volta ‘scoperta’, la soluzione appare incredibilmente banale. Basta capovolgere la famosissima frase della Genesi, “Dio creò l’uomo a sua immagine” e ottenere: “L’uomo creò Dio a sua immagine“.

Pensate agli Dei dei Greci e dei Romani! Uguali agli umani in tutto e per tutto perfino nelle debolezze caratteriali: passionali, vendicativi, bugiardi. Superumani senza i limiti degli umani. Il Dio degli ebrei è una ‘evoluzione’ di Zeus/Giove, perfino l’iconografia classica è uguale: lo stesso signore anziano con la lunga barba bianca. E’ ancora un Dio iracondo e vendicativo, quasi spietato nel punire chi non ubbidisce ai suoi comandamenti. Il Dio dei cristiani è un’ulteriore evoluzione, non più guidato dall’ira ma dall’amore, sentimento profondamente umano.

Se pensiamo le religioni non come il risultato dell’elaborazione della rivelazione di Dio ma semplicemente come una creazione dell’uomo molte contraddizioni scompaiono e tutto appare logico e semplice: il fatto che esistano centinaia di religioni diverse e che tutte sostengano di essere la sola ed unica corretta, il fatto che l’adesione ad una religione piuttosto che ad un’altra dipende nella stragrande maggioranza dei casi dal luogo in cui si è nati, le mille contraddizioni dei libri ‘rivelati’ e così via.

Solo un aspetto appare di difficile spiegazione: l’innegabile bisogno dell’uomo del soprannaturale. In tutte le culture e sin dagli albori della civiltà si può trovare la presenza, fortemente radicata, di rituali magici, superstizioni, mitologie e religioni più o meno organizzate.

La ricerca delle origini evolutive e biologiche di questo bisogno di religiosità si rivela estremamente interessante e stimolante ma questo sarà oggetto del prossimo post.

BenvenutoAlcamar è un non luogo, esiste solo come pensiero nella mia mente e man mano che continuerete a leggere questa descrizione esisterà anche, in parte, come pensiero nella vostra mente.
Alcamar è un’isoletta, clima mediterraneo, uno splendido mare azzurro, colline verdi e rigogliose, una montagna al centro, innevata 3 stagioni l’anno.
C’è solo una cittadina, in realtà solo un centro di aggregazione con un municipio, un teatro, un museo e un centro sportivo. Le abitazioni sono liberamente sparpagliate in giro, l’architettura è varia: dal casolare rustico alla domus romana, dal palazzo stile liberty alla villa ipermoderna. In tutti i casi le costruzioni tentano di integrarsi armonicamente con il territorio.
Vige una democrazia diretta e pochissime leggi. La libertà di ognuno è massima fintanto che non vada a limitare la libertà degli altri.
Siete tutti i benvenuti, il cibo è ottimo, abbiamo letti comodi e puliti, spiagge da sogno. Le idee di tutti sono ben accette anche e soprattutto quando sono sostenute con passione ed entusiasmo. Un’idea si puo’ contestare, criticare ed attaccare, le persone che le esprimono invece no.