A nostra immagine
L’idea di un Dio che si prende la briga di farci a sua immagine mi è sempre sembrata strana. Come possiamo noi, così limitati, così pieni di contraddizioni, essere in qualche modo ‘simili’ ad un essere che per definizione è perfetto, onniscente, onnipotente, innato, immortale?
Di fronte ad un tale palese paradosso i teologi si sono sbizzarriti: con sofismi raffinati sono riusciti a nasconderlo e a girarci attorno fin quasi a capovolgerlo.
Ma puo’ una visione antropologica delle religioni risolvere davvero il paradosso?

Me lo sono chiesto recentemente mentre leggevo dei saggi molto interessanti. In effetti una volta ‘scoperta’, la soluzione appare incredibilmente banale. Basta capovolgere la famosissima frase della Genesi, “Dio creò l’uomo a sua immagine” e ottenere: “L’uomo creò Dio a sua immagine“.

Pensate agli Dei dei Greci e dei Romani! Uguali agli umani in tutto e per tutto perfino nelle debolezze caratteriali: passionali, vendicativi, bugiardi. Superumani senza i limiti degli umani. Il Dio degli ebrei è una ‘evoluzione’ di Zeus/Giove, perfino l’iconografia classica è uguale: lo stesso signore anziano con la lunga barba bianca. E’ ancora un Dio iracondo e vendicativo, quasi spietato nel punire chi non ubbidisce ai suoi comandamenti. Il Dio dei cristiani è un’ulteriore evoluzione, non più guidato dall’ira ma dall’amore, sentimento profondamente umano.

Se pensiamo le religioni non come il risultato dell’elaborazione della rivelazione di Dio ma semplicemente come una creazione dell’uomo molte contraddizioni scompaiono e tutto appare logico e semplice: il fatto che esistano centinaia di religioni diverse e che tutte sostengano di essere la sola ed unica corretta, il fatto che l’adesione ad una religione piuttosto che ad un’altra dipende nella stragrande maggioranza dei casi dal luogo in cui si è nati, le mille contraddizioni dei libri ‘rivelati’ e così via.

Solo un aspetto appare di difficile spiegazione: l’innegabile bisogno dell’uomo del soprannaturale. In tutte le culture e sin dagli albori della civiltà si può trovare la presenza, fortemente radicata, di rituali magici, superstizioni, mitologie e religioni più o meno organizzate.

La ricerca delle origini evolutive e biologiche di questo bisogno di religiosità si rivela estremamente interessante e stimolante ma questo sarà oggetto del prossimo post.

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