Religione


Umberto VeronesiI talebani italiani hanno già provato a sparlare di Maiani con quell’oscenità di On. Carlucci adesso ci riprovano anche con Veronesi.

Quando finiranno di buttare merda sugli scienziati italiani che maggiormente hanno peso e prestigio all’estero?

Mi riferisco ad articoli come questo Veronesi nichilista di tendenza

La vita è infatti un insieme di reazioni chimiche” citazione che l’articolo riporta addirittura in grassetto da quanto dovrebbe essere scandalosa secondo la piccola mente dell’autore. La frase citata è una profonda verità scientifica, una verità che è costata all’umanità secoli di studi, errori, tentativi prima di essere raggiunta.
E’ come dire “il latte è bianco”, non si tratta di un’affermazione morale ma soltanto di una osservazione scientifica.

per la natura l’essere umano potrebbe essere semplicemente uno dei tanti tasselli da sacrificare, se l’evoluzione lo imponesse
Altra frase che praticamente qualunque uomo di scienza (ma anche qualunque uomo di media cultura) non potrebbe che sottoscrivere. Non si tratta di una affermazione morale ma solo di una presa di coscienza. Alla luce di tutto quello che è successo sulla terra nei secoli e millenni passati noi non siamo altro che una delle tante specie evolutesi a seguito della selezione naturale. Tutte le altre specie sono apparse e poi scomparse per lasciare spazio a specie nuove e maggiormente adattate all’ambiente. L’uomo tra tutte le specie è quella che si è dimostrata più abile ad adattarsi ad ambienti estremamente diversi ma questo non ci garantisce che tra qualche migliaio di anni saremo ancora qui ne che saremo uguali a come siamo adesso.
L’evoluzione della specie umana è un fatto che solo recentemente è stato scoperto scientificamente, fino a pochi anni fa quasi tutti pensavano che l’evoluzione agisse nell’arco di milioni di anni e non migliaia e che per l’uomo, per via della cultura e del linguaggio l’evoluzione naturale si fosse praticamente fermata.
Invece non è così, negli ultimi 2 millenni la specie umana è cambiata notevolmente, gran parte delle epidemie del passato sono state causa di una forte selezione: solo gli uomini più resistenti a quelle malattie sopravvivevano e si riproducevano. Anche adesso, anche se con meccanismi diversi, assistiamo a etnie che hanno una media di 4-5 figli per ogni donna e etnie (occidentali) con medie da 1 a 2 figli. Tutti questi sono fatti, osservazioni, non asserzioni morali.
Nella frase citata Veronesi vuole solo renderci consapevoli di come stanno le cose, togliere quel velo di dolce ignoranza che copre le menti di molte persone. Non sta dicendo che l’uomo non ha valore perchè è solo un’altra delle tante specie destinate ad estinguersi: sta dicendo che dobbiamo dare valore a l’uomo a dispetto del fatto che sia solo una delle tante specie!

Raccontarci favolette per bambini (abbiamo un posto privilegiato nel mondo, Dio ha creato l’universo per noi, etc..) serve solo a farci restare bambini, dobbiamo invece raggiungere la fase di maturità del genere umano.
La maturità comporta dovere amaramente ammettere che le favole raccontateci dai nostri genitori sono false (non solo quelle su Babbo Natale e la fatina del dentino) significa capire che siamo qui per caso e nonostante questo e allo stesso tempo grazie a questo mettercela tutta per dare un senso profondo alla nostra vita e a quella dei nostri simili.

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A nostra immagine
L’idea di un Dio che si prende la briga di farci a sua immagine mi è sempre sembrata strana. Come possiamo noi, così limitati, così pieni di contraddizioni, essere in qualche modo ‘simili’ ad un essere che per definizione è perfetto, onniscente, onnipotente, innato, immortale?
Di fronte ad un tale palese paradosso i teologi si sono sbizzarriti: con sofismi raffinati sono riusciti a nasconderlo e a girarci attorno fin quasi a capovolgerlo.
Ma puo’ una visione antropologica delle religioni risolvere davvero il paradosso?

Me lo sono chiesto recentemente mentre leggevo dei saggi molto interessanti. In effetti una volta ‘scoperta’, la soluzione appare incredibilmente banale. Basta capovolgere la famosissima frase della Genesi, “Dio creò l’uomo a sua immagine” e ottenere: “L’uomo creò Dio a sua immagine“.

Pensate agli Dei dei Greci e dei Romani! Uguali agli umani in tutto e per tutto perfino nelle debolezze caratteriali: passionali, vendicativi, bugiardi. Superumani senza i limiti degli umani. Il Dio degli ebrei è una ‘evoluzione’ di Zeus/Giove, perfino l’iconografia classica è uguale: lo stesso signore anziano con la lunga barba bianca. E’ ancora un Dio iracondo e vendicativo, quasi spietato nel punire chi non ubbidisce ai suoi comandamenti. Il Dio dei cristiani è un’ulteriore evoluzione, non più guidato dall’ira ma dall’amore, sentimento profondamente umano.

Se pensiamo le religioni non come il risultato dell’elaborazione della rivelazione di Dio ma semplicemente come una creazione dell’uomo molte contraddizioni scompaiono e tutto appare logico e semplice: il fatto che esistano centinaia di religioni diverse e che tutte sostengano di essere la sola ed unica corretta, il fatto che l’adesione ad una religione piuttosto che ad un’altra dipende nella stragrande maggioranza dei casi dal luogo in cui si è nati, le mille contraddizioni dei libri ‘rivelati’ e così via.

Solo un aspetto appare di difficile spiegazione: l’innegabile bisogno dell’uomo del soprannaturale. In tutte le culture e sin dagli albori della civiltà si può trovare la presenza, fortemente radicata, di rituali magici, superstizioni, mitologie e religioni più o meno organizzate.

La ricerca delle origini evolutive e biologiche di questo bisogno di religiosità si rivela estremamente interessante e stimolante ma questo sarà oggetto del prossimo post.